venerdì 19 febbraio 2016

 ACQUE MIRACOLOSE NEL SENIGALLIESE

I Galli Senoni che si stanziarono alla foce del fiume Misa e sulla costa del mare Adriatico avevano forse intuito, grazie alle loro conoscenze e capacità, che in questo luogo, altre alla bellezza del paesaggio vi era la presenza di acque curative e taumaturgiche capaci di guarire vari tipi di malattie.
Di seguito la storia di due luoghi sacri senigalliesi, il primo tuttora molto amato, l'altro forse poco conosciuto, in cui l’acqua fu la prodigiosa protagonista.

Il Crocifisso della Valle


Secondo una tradizione leggendaria, tramandata oralmente dagli abitanti della zona, il Crocefisso che diede il nome alla chiesetta in contrada La Valle, fu trovato nell’acqua di un fosso lì vicino da una donna, che lo posizionò in maniera da essere visibile ai passanti. Ben presto alcuni malati, in particolare con patologie agli occhi, guarirono dopo essersi lavati gli occhi con l’acqua del ruscello benedetto dalla presenza del crocifisso.   Fu quindi costruito un piccolo oratorio detto “oratorio del Crocifisso miracoloso della Valle” come testimonia l’elenco degli oratori entro i confini della parrocchia del Portone datato 1725.
La chiesetta odierna fu costruita 1815, infatti esiste la mappa catastale pontificia del 1818 che la ritrae più larga che lunga, con il pozzetto dell’acqua taumaturgica (oggi non più potabile) al  centro del pavimento.
Durante la settimana rossa (8-12 giugno 1914) alcuni rivoluzionari anconetani incendiarono l’altare ligneo e fecero altri danni sacrileghi. Nel 1936 il parroco Pierpaoli fece collocare nelle nicchie ai lati dell’immagine miracolosa le statuette di Sant’Anna e Sant’Antonio di Padova. La festa del  Crocefisso della Valle si celebra il 3 maggio ed è molto frequentata dai devoti senigalliesi.
La campanella fu donata dal conte Losak nei primi del novecento, e proviene dalla capella della chiesina di campagna di sant’Bartolomeo al Cavallo successivamente  denominata della Madonna per volere di Alessandriana Carlotta Bleschamp moglie di Luciano Bonaparte fratello di Napoleone che  morì di colera a 75 anni a Senigallia dove possedeva un palazzo in località Marina di cura di Scapezzano, odierna Villa Torlonia, e un casino estivo di caccia nella località Cavallo.
Davanti alla chiesetta esiste tutt’ora una fonte con lavatoio da cui, dopo i restauri e lavori di pulizia, scaturisce un getto d’acqua  non più potabile come un tempo.

La madonna del Condotto

Nel 1596 alcuni operai impegnati nella costruzione delle condutture dell’acquedotto che avrebbe portato l’acqua potabile dal colle di San Gaudenzio alla fontana grande pubblica all’interno delle mura della città, lungo l’attuale via Capanna, dove oggi c’è la casa di cura Villa Silvia, trovarono nel fango un’immagine della Madonna con il Bambino in braccio a basso rilievo in terra cotta, che il popolo senigalliese chiamò subito “la Madonna del condotto”. Questa immagine fu murata sul fianco dello sfiatatoio dell’acquedotto vicino al luogo del ritrovamento.  Il pilastro in mattoni a base quadrata e vertice a piramide è ancora visibile vicino alla strada entro il recinto di Villa Silvia.
Nei decenni successivi, aumentando le testimonianze di grazie ricevute e le offerte dei fedeli  compreso un  lascito testamentario del cavalier Marcantonio Baviera del 28 ottobre 1630, la comuntià senigalliese fece costruire attorno alla torretta un piccola chiesa.
Col tempo questa si rilevò insufficiente a contenere l’afflusso di devoti, perciò si stimò conveniente edificare una chiesa più grande sul terreno offerto dai nobili Marchetti-Angelini. Il 6 maggio 1707 fu celebrata la cerimonia di tralazione dell’immagine miracolosa dalla chiesetta al nuovo tempio.
Con bolla datata 13 gennaio 1714 fu concesso ad un certo Lorenzo Marchi il permesso di costruire una casa accanto alla nuova chiesa per condurvi vita eremitica. Il Papa Clemente XI con diploma del 9 febbraio 1719, trascritto in una pergamena finemente decorato e appesa nella chiesa del condotto poi conservata nella chiesa del Portone, aggregò la chiesa per singolare privilegio all’Arciconfraternita del SS.mo Salvatore nella Cappella dei Papi (Santa Sanctorum) presso la romana Scala Santa  in Laterano, rendendovi acquistabile la stessa indulgenza plenaria in ogni giorno dell’anno.
La chiesa benedetta ma non consacrata era composta da una navata a pianta ottogonale irregolare (lunga 9 m. e larga 7 m.) e da un presbiterio quadrato largo 4 m. come la facciata e alto quanto l’intero edificio, i due ambienti erano separati da una balaustra marmorea con cancello di legno. Le due finestre laterali facevano risaltare il rilievo della Madonna con il Bambino. Dell’immagine miracolosa, ornata da corone d’argento e da 12 stelle, una raggiera, gioielli e altri doni votivi, restano due raffigurazioni: una stampa devozionale e e una foto.
Oltrepassato l’ingresso della chiesa del condotto a sinistra c’era l’altare dello Sposalizio della Vergine e a destra quello di San Francesco di Paola, entrambi amovibili. Poco più avanti, a sinistra, si aprivano l’ingresso laterale e sul pavimento un pozzetto dal quale si prelevava acqua dai poteri taumaturgici. A destra c’erano due confessionali e la porta della sacrestia. In quest’ultima erano custoditi vari  suppellettili ed un’urna di cristallo a forma piramidale contenente la reliquia del cuore di San Gaudenzio autenticata il 13 aprile 1719 dal  vescovo Paracciani. Le due pareti vicine al prespiterio erano decorate dai quadri in cornici dorate di San Francesco Saverio, a sinistra e San Giuseppe con Maria impreziosito da una corona d’argento, a destra posto sopra la porta della piccola torre campanaria ad una sola campana.
La Chiesa del Condotto fu danneggiata internamente dalla fiumana del 22 settembre 1855, ma in breve fu resa di nuovo usufruibile, mentre la chiesa e l’adiacente abitazione furono definitivamente demolite dopo essere state gravemente lesionate dal terremoto del 30 ottobre 1930.

Da “La Parrocchia del Portone e le sue chiese e le sue confraternite” di Donato Mori, Senigallia 2010.




martedì 16 febbraio 2016

LEGGENDA  DELLE NAVI INABISSATE


Fotografia di A. Pigliapoco


Nell'estate del 551 d.C. i Goti volevano conquistare Ancona che all’epoca era un possedimento bizantino. Questi ultimi, vedendosi alle strette, mandarono messaggi disperati alla Capitale Bisanzio, che il più velocemente possibile fece salpare da Ravenna e Salona, cinquanta navi da guerra armate di tutto punto e comandate da due valorosi marinai: Giovanni e Valeriano.  I Goti, appena avvistarono le navi nemiche, abbandonarono in tutta fretta l’assedio della città dorica. Di fronte alle spiagge vellutate di Senigallia si ebbe l’epico e alquanto sanguinoso scontro tra le due grandi flotte. I Bizantini ebbero la meglio e le navi dei Goti assalite o bruciate si inabissarono inesorabilmente e soltanto una decina riuscirono a darsi alla fuga. Le navi affondate, secondo la tradizione, furono 40, ma non è dato sapere dove sia il punto esatto del mare  a largo di Senigallia che le vide  scomparire per sempre tra i suoi flutti.

Da Procopio, "La guerra gotica", IV, 23
Da "Oggi & domani" di Paolo Pierpaoli - supplemento del Corriere Adriatico
AVVISTAMENTI  E CAPELLI D’ANGELO SULLE MARCHE


Fotografia di A. Pigliapoco


Dal 19 ottobre fino agli inizi di Dicembre del 1954 a Senigallia ci furono numerosi avvistamenti di piccoli oggetti “simili a piccole lenticchie” che solcavano velocemente il cielo a grande altezza. Alcuni filamenti simili a “lanuggine grigia o biancastra”, scesero per altre mezz’ora sulla cittadina . Il  fenomeno si ripetè anche a Jesi, dopo il passaggio di decine  strani oggetti. Poi altri avvistamenti vi furono a Roma, in varie località toscane, a Gela, nel mantovano, a Mortara e in provincia di Ferrara. Ma l’avvistamento più eclatante fu quello del 21 ottobre 1954 a Firenze perché corpi bianco-lucenti furono visti dagli spettatori della partita Fiorentina - Pistoiese.
Questi filamenti sono anche chiamati “Capelli d’angelo” e si manifestano sulla Terra da secoli. Il primo caso documentato è del 21 settembre 1741, e nel 1832 li vide cadere anche Charles Darwin sulla sua nave, il Beagle.
Si possono toccare ma non si possono tenere in mano a lungo senza che sublimino, passando dallo stato solido a quello gassoso. Difficilmente si possono fotografare. Assomigliano ad una ragnatela  tanto che alcuni pensano che  questa sia la loro origine, ma  non si sono mai avvistati ragni nei dintorni quando si manifesta il fenomeno.
Spesso appaiono dopo avvistamenti di oggetti volanti non identificati.
Alcuni hanno provato a conservare un campione di capelli d’angelo e farlo analizzare. Il risultato dell’analisi ha concluso che la loro composizione è di silicone, magnesio, calcio e boro. Sono dunque tutte sostanze esistenti sulla Terra, ma la sostanza così composta è una vera e propria anomalia, che deve essere tuttora identificata in modo certo e la cui origine (naturale dovuta a fenomeni naturali ancora inspiegabili, o origine artificiale dovuta ad attività extraterrestre o esperimenti  non resi noti) deve essere ancora determinata.
Secondo il centro italiano studi ufologici in Italia ci sono stati circa 95 casi si caduta di capelli d’angelo, soprattutto in Toscana e il fenomeno tende a formarsi soprattutto in autunno. Oltre il 70 % dei casi è avvenuto negli anni ‘50, e solo la metà dei casi è stata riportata la presenza contemporanea di oggetti volanti.

Da Focus N°131 Settembre 2003 pag. 43 “UFO SU FIRENZE” 

100 grandi fenomeni inspiegabili di Stephen J.Spignesi pag.28
STORIE DI ANTICHE MEDAGLIE


Fotografia di A. Pigliapoco

Le medaglie di Sigismondo

Sigismondo Pandolfo Malatesta aveva l’usanza di nascondere un piccolo tesoro costituito da alcune medaglie coniate da Matteo de’ Pasti. Questo tesoretto veniva tumulato nei muri o fondamenta delle nuove costruzioni come rito propiziatorio.
Secondo una cronaca senigalliese del XV sec., nel 1455 fu deposta nelle fondamenta del torrione di San Giovanni, detto anche Isotteo, una”pignatta di medaglie di Madonna Isotta”.
L’anno prima, nel 1454, erano state depositate 20 medaglie nel rivellino di una porta di Senigallia, forse Porta Nova.
Dalla lettera di Matteo De’ Pasti a Sigismondo del 17 dicembre 1454 ed dal promemoria di Sigismondo da Sorano del dicembre 1454 si può dedurre che vi siano stati altri depositi nelle fondamenta della città.
Infatti nel maggio 1879 furono rinvenute nei pressi della Rocca di Senigallia 3 medaglie: una medaglia rappresentante Sigismondo armato e al rovescio Castelsismondo di mm. 80., due medaglie dette piccole Isotta rappresentanti la nobildonna con i capelli velati e al rovescio il libro chiuso, dal diametro di mm. 41.
Le tre medaglie erano piuttosto consumate e furono conservate su un trofeo. Tale trofeo nel 1963 era posto, secondo la guida turistica di N. Lazzarini, nell’ufficio economato del Comune di Senigallia, poi nella Biblioteca pubblica

ISSUU.com/bancavalconca/doc5/Sigismondo/



La Medaglia di Papa Pio IX




Papa Pio IX (originario di Senigallia) volle creare una medaglia di bronzo formata da una croce capovolta per ricordare il martirio di alcuni apostoli come San Pietro, da donare a chi aveva combattuto nella battaglia di Castelfidardo del 1860 contro gli invasori piemontesi.
Stranamente però questa medaglia venne rinvenuta sul petto del grande capo indiano Toro Seduto al momento della riesumazione delle sue spoglie nel 1890.
Esiste anche una antica fotografia del famoso capo indiano che indossa questa medaglia da lui considerata un potente amuleto (una copia della fotografia è conservata nel museo della battaglia di Castelfidardo)
Ma come è potuto succedere?  La medaglia venne assegnata a Myles Walter Keogh che dopo la battaglia di Castelfidardo  attraversò l’Oceano per andare a combattere con altri irlandesi nel VII reggimento del cavalleria del generale Stoneman e perse la vita in una imboscata tesagli dagli indiani di Toro Seduto a Little Big Horn


link con tutta la storia dettagliata e fotografie

http://www.lalampadina.net/magazine/2015/05/abbiamo-ospiti-storia-toro-seduto-il-grande-capo-dei-sioux/