ACQUE MIRACOLOSE NEL SENIGALLIESE
I Galli Senoni che si stanziarono alla foce del fiume
Misa e sulla costa del mare Adriatico avevano forse intuito, grazie alle loro
conoscenze e capacità, che in questo luogo, altre alla bellezza del paesaggio
vi era la presenza di acque curative e taumaturgiche capaci di guarire vari
tipi di malattie.
Di seguito la storia di due luoghi sacri senigalliesi,
il primo tuttora molto amato, l'altro forse poco conosciuto, in cui l’acqua fu
la prodigiosa protagonista.
Il Crocifisso della
Valle
Secondo una tradizione leggendaria, tramandata
oralmente dagli abitanti della zona, il Crocefisso che diede il nome alla
chiesetta in contrada La Valle, fu trovato nell’acqua di un fosso lì vicino da
una donna, che lo posizionò in maniera da essere visibile ai passanti. Ben
presto alcuni malati, in particolare con patologie agli occhi, guarirono dopo
essersi lavati gli occhi con l’acqua del ruscello benedetto dalla presenza del
crocifisso. Fu quindi costruito un
piccolo oratorio detto “oratorio del Crocifisso miracoloso della Valle” come
testimonia l’elenco degli oratori entro i confini della parrocchia del Portone
datato 1725.
La chiesetta odierna fu costruita 1815, infatti esiste
la mappa catastale pontificia del 1818 che la ritrae più larga che lunga, con
il pozzetto dell’acqua taumaturgica (oggi non più potabile) al centro del pavimento.
Durante la settimana rossa (8-12 giugno 1914) alcuni
rivoluzionari anconetani incendiarono l’altare ligneo e fecero altri danni sacrileghi.
Nel 1936 il parroco Pierpaoli fece collocare nelle nicchie ai lati
dell’immagine miracolosa le statuette di Sant’Anna e Sant’Antonio di Padova. La
festa del Crocefisso della Valle si
celebra il 3 maggio ed è molto frequentata dai devoti senigalliesi.
La campanella fu donata dal conte Losak nei primi del
novecento, e proviene dalla capella della chiesina di campagna di
sant’Bartolomeo al Cavallo successivamente
denominata della Madonna per volere di Alessandriana Carlotta Bleschamp
moglie di Luciano Bonaparte fratello di Napoleone che morì di colera a 75 anni a Senigallia dove
possedeva un palazzo in località Marina di cura di Scapezzano, odierna Villa
Torlonia, e un casino estivo di caccia nella località Cavallo.
Davanti alla chiesetta esiste tutt’ora una fonte con
lavatoio da cui, dopo i restauri e lavori di pulizia, scaturisce un getto
d’acqua non più potabile come
un tempo.
La madonna del Condotto
Nel 1596 alcuni operai impegnati nella costruzione
delle condutture dell’acquedotto che avrebbe portato l’acqua potabile dal colle
di San Gaudenzio alla fontana grande pubblica all’interno delle mura della
città, lungo l’attuale via Capanna, dove oggi c’è la casa di cura Villa Silvia,
trovarono nel fango un’immagine della Madonna con il Bambino in braccio a basso
rilievo in terra cotta, che il popolo senigalliese chiamò subito “la Madonna del
condotto”. Questa immagine fu murata sul fianco dello sfiatatoio dell’acquedotto
vicino al luogo del ritrovamento. Il
pilastro in mattoni a base quadrata e vertice a piramide è ancora visibile
vicino alla strada entro il recinto di Villa Silvia.
Nei decenni successivi, aumentando le testimonianze di
grazie ricevute e le offerte dei fedeli
compreso un lascito testamentario
del cavalier Marcantonio Baviera del 28 ottobre 1630, la comuntià senigalliese
fece costruire attorno alla torretta un piccola chiesa.
Col tempo questa si rilevò insufficiente a contenere
l’afflusso di devoti, perciò si stimò conveniente edificare una chiesa più
grande sul terreno offerto dai nobili Marchetti-Angelini. Il 6 maggio 1707 fu
celebrata la cerimonia di tralazione dell’immagine miracolosa dalla chiesetta
al nuovo tempio.
Con bolla datata 13 gennaio 1714 fu concesso ad un
certo Lorenzo Marchi il permesso di costruire una casa accanto alla nuova
chiesa per condurvi vita eremitica. Il Papa Clemente XI con diploma del 9
febbraio 1719, trascritto in una pergamena finemente decorato e appesa nella
chiesa del condotto poi conservata nella chiesa del Portone, aggregò la chiesa
per singolare privilegio all’Arciconfraternita del SS.mo Salvatore nella
Cappella dei Papi (Santa Sanctorum) presso la romana Scala Santa in Laterano, rendendovi acquistabile la
stessa indulgenza plenaria in ogni giorno dell’anno.
La chiesa benedetta ma non consacrata era composta da
una navata a pianta ottogonale irregolare (lunga 9 m. e larga 7 m.) e da un
presbiterio quadrato largo 4 m. come la facciata e alto quanto l’intero
edificio, i due ambienti erano separati da una balaustra marmorea con cancello
di legno. Le due finestre laterali facevano risaltare il rilievo della Madonna
con il Bambino. Dell’immagine miracolosa, ornata da corone d’argento e da 12
stelle, una raggiera, gioielli e altri doni votivi, restano due raffigurazioni: una stampa devozionale e e una foto.
Oltrepassato l’ingresso della chiesa del condotto a
sinistra c’era l’altare dello Sposalizio della Vergine e a destra quello di San
Francesco di Paola, entrambi amovibili. Poco più avanti, a sinistra, si
aprivano l’ingresso laterale e sul pavimento un pozzetto dal quale si prelevava
acqua dai poteri taumaturgici. A destra c’erano due confessionali e la
porta della sacrestia. In quest’ultima erano custoditi vari suppellettili ed un’urna di cristallo a forma
piramidale contenente la reliquia del cuore di San Gaudenzio autenticata il 13
aprile 1719 dal vescovo Paracciani. Le
due pareti vicine al prespiterio erano decorate dai quadri in cornici dorate di
San Francesco Saverio, a sinistra e San Giuseppe con Maria impreziosito da una
corona d’argento, a destra posto sopra la porta della piccola torre campanaria ad
una sola campana.
La Chiesa del Condotto fu danneggiata internamente
dalla fiumana del 22 settembre 1855, ma in breve fu resa di nuovo usufruibile, mentre la chiesa e l’adiacente abitazione furono
definitivamente demolite dopo essere state gravemente lesionate dal terremoto
del 30 ottobre 1930.
Da “La Parrocchia del Portone e le sue chiese e le sue
confraternite” di Donato Mori, Senigallia 2010.
Nessun commento:
Posta un commento